La Città

Tempio Pausania si trova nel cuore della Gallura ai piedi del monte Limbara; la città conta circa 15.000 abitanti e si caratterizza per gli antichi e maestosi edifici e le peculiari pavimentazioni in granito che le hanno conferito la denominazione di “città di pietra”. Il pittoresco centro storico è il luogo ideale per passeggiate che uniscono l’antico e il moderno in un connubio perfetto con la possibilità di scegliere tra itinerari religiosi, archeologici o naturalistici visitando i siti di maggiore attrazione e interesse turistico.

Piazza Gallura e Municipio

La vasta area che costituisce il centro della città, è stata ricavata per la massima parte dal chiostro e dalla chiesa del convento delle monache cappuccine, fondato nel XVII secolo e demolito a metà dell’Ottocento per la costruzione del palazzo del municipio e di piazza Gallura, sulla cui superficie è stata recentemente riprodotta, a raso, la pianta dell’antica chiesetta.

Sulla piazza si affaccia l’ex Seminario vescovile, palazzo settecentesco già dei marchesi Pes di Villamarina, il più noto dei quali, don Giacomo, fu vicerè di Sardegna dal 1816 al 1818.

Corso Matteotti

È la via più frequentata della città, non solo per le attività commerciali, ma anche grazie alle tradizionali passeggiate serali.

Era chiamata dagli anziani “la currieddha”, cioè la via della pretura che un tempo era ospitata nel palazzo che si affaccia su una bella piazzetta alberata (Piazza Don Minzoni). Dirimpetto si segnala il settecentesco palazzo Massidda, dove andò sposa la nipote ed erede del celebre poeta Don Gavino Pes.

Il Corso Matteotti si apre sulla Piazza XXV Aprile delimitata dalla bella Villa Corda. In quel sito vi era l’antico ingresso da Cagliari.

Rione San Pietro

Recenti scavi per la sistemazione di piazza Gallura hanno riportato alla luce, accanto al cimitero del vecchio convento, i resti circolari di un villaggio preistorico.

Questa testimonianza, insieme a quella dello storico Angius che, nell’Ottocento, ricordava la presenza di un nuraghe, ormai demolito, nell’attiguo Monti Pinna, consente di ipotizzare un’originaria acropoli nuragica, scomparsa dopo l’invasione romana, che rappresenterebbe il nucleo storico dell’abitato (Rione di lu Nuracu).

In epoca cristiana su quest’area furono edificate tre chiese: la Cattedrale di San Pietro Apostolo e i due oratori del Rosario e di Santa Croce, che costituiscono il complesso religioso più importante della città.

Viale Fonte Nuova

L’acquedotto fu impiantato a Tempio nel 1907. Prima il rifornimento dell’acqua era assicurato dai pozzi rionali e dalle fontane periferiche. Ai piedi del colle di San Lorenzo, allora aperta campagna, le portartici d’acqua attingevano ad una rustica fontana che aveva la sorgente sotto una roccia chiamata ancora oggi “Monti di lu passiziu” (roccia del poggiolo) per la sua somiglianza ad un ballatoio.

Deviata nel sottostante viale, accanto al Monumento dei Caduti, fu detta “Funtana Noa” dopo la sistemazione del sito voluta da un sindaco dell’Ottocento che si avvalse anche del lavoro dei detenuti del carcere della “Rotonda”. Il viale è stato ampliato e accorpato al parco noto come Bosco di San Lorenzo, così denominato dalla chiesetta ivi situata e dedicato al santo.

Nella parte inferiore del bosco furono rinvenute mole di tipo romano ed una lapide dedicata ad un soldato che militò “per nove anni” nella legione di stanza nei dintorni di “Gemellae”.

Parco delle Rimembranze

A valle della chiesa di Sant’Antonio, si trova l’imponente mole del “Vecchio caseggiato” delle Scuole Elementari edificato nel 1917.

Affacciato sullo splendido panorama del massiccio del Limbara, si trova il Parco delle Rimembranze dove ogni leccio rappresenta un cittadino tempiese caduto nella guerra del 1915-18.

La Piazza XXV Aprile è arredata con un opera dello scultore sardo Pinuccio Sciola.

Rione Monti Masa

Dalla piazza di San Francesco, dopo aver visitato la chiesa intitolata alla Madonna del Pilar, si sale verso un rione caratteristico, in posizione elevata, che ospita un grande palazzo noto come vecchia pretura.

Non molto distante, una strana costruzione cilindrica (“La turritta”) era certamente uno dei due mulini a vento che nel ‘700 funzionavano a Tempio, come testimonia una stampa dell’epoca.

Nelle vicinanze sorge il complesso grandiso, con chiesa esagonale, dell’ordine delle Figlie di Gesù Crocifisso, fondato da Padre Vico, le cui suore missionarie operano in diverse parti del mondo.

Fonti di Rinagghiu

Attraversando il bosco di San Lorenzo o seguendo, anche in macchina, l’omonimo viale si arriva al grande spazio della Pischinaccia (così chiamata in quanto un tempo era una piana paludosa).

Sulla collina prospiciente l’ingresso un grande edificio, in posizione panoramica e circondato da un bel giardino, un tempo preventorio regionale antirubercolare, è attualmente sede del Liceo Artistico.

Un viale di recente realizzazione porta alle fonti diuretiche di Rinagghju, note dall’antichità non solo per le proprietà terapeutiche ma perché poste in un luogo ricco di frescura e di verde.

La fonte era nota anche al tempo dei romani come testimoniano alcuni resti archeologici più a monte, nel colle di Santa Chiara.

A monte delle fonti, dove ha sede il Centro Direzionale, inizia un viale panoramico detto di Curragghja (dalla collina a forma di corna). La collina fu investita il 28 luglio del 1983 da un violento incendio che provocò nove vittime tra i volontari e operatori forestali;un cippo ricorda la tragedia. Ai morti è stata dedicata una tomba monumentale nel cimitero cittadino.

Piazza Faber

In Piazza Mercato, a monte di Via Mannu, si trova il palazzo della Ex Me, costruito nel 1663 dal viceré Condè di Altamira. Inizialmente ospitava la vecchia prigione della città, ma nei primi anni del XX secolo, è stato utilizzato come mercato. Oggi ospita l’Ufficio Turistico Comunale ed è il luogo ideale per mostre e conferenze.

Nel 2016 Piazza Mercato diviene Piazza Faber, un”installazione, leggera e mutevole, progettata dallo studio di architettura Alvisi Kirimoto e i suoi partners insieme a Renzo Piano, al quale si deve l’idea dell’intervento. L’opera vuole essere anche un omaggio alla luce e al colore del paesaggio della Gallura, valorizzando allo stesso tempo la stessa piazza dedicata a Fabrizio De André. 

Le “12 matite colorate” sospese in aria, hanno sullo sfondo la cortina di edifici in pietra e le arcate del vecchio mercato. L’idea di Renzo Piano era quella di realizzare una “ragnatela” che fermasse i colori della luce, si traduce così in un gioco leggero e mutevole fatto di funi, teli, colori che non toccano la piazza, ma la ombreggiano e colorano. 

I 12 triangoli colorati sono avvolgibili attorno a rulli motorizzati, con un meccanismo simile a quello della vela nautica. La motorizzazione consente varie possibilità, dall’apertura completa delle vele fino alla scomparsa totale. Un proiettore può eventualmente trasformare le vele in gradi schermi dove si possono leggere immagini e parole. 

Piazza Italia

Situata in un punto nevralgico della città è stata modernizzata recentemente con aiuole e fontana.

Nella tradizione popolare conserva la denominazione di piazza di l’ara, con riferimento al fatto che all’interno della sua superficie vi era rappresentata l’unità di misura di un’ara. Il riferimento risalirebbe all’adozione, da parte dello stato Sardo-piemontese del sistema metrico decimale.

Piazza Giovanni Manurrita

Adiacente al palazzo delle Scuole Elementari si trova piazza Giovanni Manurita, intitolata al celebre tenore ed attore tempiese, che fu incoraggiato ad intraprendere la carriera artistica dall’amico ed estimatore Gabriele D’Annunzio. Allievo del maestro Martini, debuttò al Teatro Quirino di Roma nel “Don Pasquale” di Donizetti.

Il suo nome fu ben presto accomunato a quello dei cantanti più prestigiosi del suo tempo: Beniamino Gigli, Giacomo Lauri Volpi, Tito Schipa.

Fontana di Pastini

A valle della stazione, l’ottocentesca Fontana di Pastini caratterizzata dai mascheroni in granito, è quel che resta di un complesso idrico più ampio che comprendeva anche diversi lavatoi.

Rione Misorro

E’ il rione che si estende nello spazio a valle della cattedrale ed è costituito da edifici appartenuti per lo più all’antica ed ormai estinta famiglia dei Misorro, ricchi imprenditori e proprietari terrieri.

Taluni edifici sono stati felicemente recuperati, altri versano in stato di abbandono ma conservano le caratteristiche esterne degli edifici aristocratici di un tempo.