LA STORIA DEL CARNEVALE

Il Carnevale di Tempio è un carnevale storico, unico nel suo genere in Sardegna, ripetutamente imitato e clonato ma irraggiungibile nello spirito, nell’animazione, nel coinvolgimento e nella spettacolarità. Un evento sentito e atteso dalla popolazione locale, la cui tradizione affonda le sue radici in un profondo passato che ha lasciato traccia in vari documenti il più antico dei quali risale alla prima metà dell’800.

Un documento di straordinaria rilevanza che, oltre a dare notizia dello svolgimento dei veglioni mascherati, informa che lo svolgimento del Carnevale a Tempio era già da allora attività di grande rilevanza e coinvolgimento popolare.

Un rito che però non è rimasto nel tempo uguale a sé stesso ma si è rinnovato di continuo, adattandosi alla evoluzione dei tempi che hanno innestato nel sostrato originario, di stampo autoctono, contaminazioni esterne che lo hanno reso diverso da quello della prevalente tradizione isolana. La definitiva scomparsa del carnevale tradizionale si ha nella seconda metà del Novecento.

Negli Anni Sessanta comincia una vera e propria rivoluzione organizzativa, di comunicazione e di immagine, che in pochi anni trasforma una festa di antica tradizione, da semplice festa popolare in un vero e proprio fenomeno di costume, catapultando il nome della cittadina Tempiese oltre i confini dell’Isola. L’autore della Rivoluzione, Salvatore Muzzu, porta con sè dal “continente italiano” una ventata di novità, dando inizio alla nuova era del carnevale tempiese e, di riflesso, gallurese.

Lo spirito surreale e fantastico, goliardico e giocoso tipico di questa manifestazione, amata dai grandi e dai piccini, viene incarnato dalle sfilate e dai corsi mascherati, animati dai mastodontici e colorati carri allegorici di cartapesta, magistralmente realizzati, che sfilano  lungo il circuito carnevalesco, tra due ali di folla festante e incantata.

RE GIORGIO

Del passato resta la figura del personaggio incontrastato del Carnevale Tempiese: “Giorgio”. Un tempo “ Jolgliu Puntogliu”, fantoccio imbottito di paglia ed infilato in un palo, oggi invece “Sua Maestà Re Giorgio”, enorme figura portata in trionfo su un trono lungo il corso mascherato, che rappresenta il potere in tutte le sue forme grandi e piccole.

Per sei giorni Sua maestà Re Giorgio viene osannato, onorato e adulato. Il Martedì grasso, quando il giorno volge al tramonto e la gente è al massimo del divertimento, il Re, colpevole di tutto, viene processato. A lui si addebitano le sue false promesse, prima fra tutte quella di matrimonio rivolta all’inizio del carnevale alla popolana Mannena , la cui figura sfila accanto a Giorgio, ingannata nei bagordi del Carnevale e rimasta incinta di quello che risulterà poi l’erede di Giorgio.

A lui si addebitano anche le malefatte e le inadempienze dei Governanti e del Potere, che Giorgio finisce per rappresentare e impersonare. Seguono la condanna a morte, la lettura del testamento, il rogo sulla pubblica piazza e il farsesco funerale tra pianti, strepiti e grasse abbuffate. Si ripete così l’antico rito del fuoco che preannuncia la fine dell’inverno e l’arrivo di una primavera ancora tardiva. Il Re muore. Ha lasciato però un erede. Sarà Re Giorgio per il prossimo carnevale.

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      IL CARNEVALE DI TEMPIO